L'energia dei funghi Golden Wave

In natura i funghi devono difendersi da parassiti molto simili (e a volte identici) a quelli dell’uomo ed i loro enzimi, le sostanze difensive e gli antibiotici che producono, possono essere utilizzate a scopo vantaggioso per noi (come la penicillina estratta dalla muffa Penicillium). Nella Medicina Tradizionale Cinese ciò avviene da oltre 1500 anni ed in Giappone alcuni estratti di funghi sono registrati come farmaci coperti da brevetto.

Già 5.ooo anni fa, nelle Alpi Venoste, un uomo (trovato mummificato e soprannominato Ötzi) vagava nelle montagne portando con sé funghi dalle proprietà benefiche. Ecco perchè  alcuni definiscono questo utilizzo salutare dei funghi nostri alleati come micoterapia.

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Progetto Free-BIOTIC

Ricerca, Sviluppo e Studio multidisciplinare di un mangime complementare, naturale, destinato all’alimentazione di avicoli da reddito, per comprenderne il potenziale miglioramento dello stato di salute, di resistenza immunitaria e della qualità della carne degli animali trattati. Una strategia per contrastare il preoccupante fenomeno dell’antibiotico resistenza.

Gli antibiotici sono farmaci essenziali, in medicina umana e veterinaria, nella lotta contro le malattie infettive causate da batteri, ma un loro uso eccessivo e/o improprio può contribuire ad esacerbare fortemente il fenomeno dell’antibiotico resistenza, esercitando forti pressioni selettive sulla popolazione microbica, risultando in (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2476_allegato.pdf):

  • perdita di efficacia delle terapie;
  • maggiore probabilità e gravità della malattia;
  • maggiore diffusione delle malattie;
  • riduzione della produttività ed efficienza dell’allevamento.

 

La resistenza agli antibiotici è un fenomeno adattativo operato dai batteri nel momento in cui vengono in contatto con gli antibiotici e rappresenta la capacità di un microrganismo di resistere all’azione di un antimicrobico. La possibilità che la resistenza agli antibiotici sia trasmessa sia verticalmente alle generazioni batteriche successive, sia orizzontalmente, anche a batteri non correlati tra di loro, pone un grave problema di diffusione della resistenza ai diversi antibiotici nelle popolazioni batteriche (http://www.epicentro.iss.it/focus/resistenza_antibiotici/ReportEfsaEcdc2013.asp; http://www.salute.gov. it).

Questa situazione si è ulteriormente aggravata con la comparsa di patogeni multiresistenti (resistenti contemporaneamente a più antibiotici), riducendo drasticamente le possibilità di trattamento efficace per i soggetti con infezioni sostenute da questi batteri e comportando anche gravi conseguenze economiche in termini di aumento dei costi dell’assistenza sanitaria e perdita di produttività.

Infatti, nell’Unione europea, ogni anno, si stimano 25 mila morti per infezioni causate da batteri resistenti agli antimicrobici, pur essendo stata riscontrata (a livello europeo) una scarsa consapevolezza tra i consumatori, circa il problema dell’antibiotico resistenza (http://www.efsa.europa.eu/en/supporting/pub/1183e). Tali infezioni comportano costi sanitari supplementari e perdita di produttività di almeno 1,5 miliardi di euro ogni anno. Di questo passo, nei prossimi 35 anni si ipotizza che, a livello mondiale, il numero di persone morte prematuramente a causa della resistenza agli agenti antimicrobici sarà di 300 milioni (http://www.salute.gov.it; http://ec.europa.eu/dgs/health_food-safety/docs/amr_factsheet.pdf).

 

Benché la causa principale di resistenza nei microrganismi che interessano l’uomo è l’uso degli antimicrobici in medicina umana, in comunità, in ospedale nonché in altre strutture di assistenza sanitaria, parte del problema è anche da imputare all’uso degli antimicrobici negli animali destinati alla produzione alimentare, con particolare attenzione negli allevamenti intensivi (soprattutto nel settore dei polli da carne). Negli animali infatti sono impiegate le stesse classi di antibiotici usati in medicina umana (per citarne solo alcune, amminoglicosidi, cefalosporine, (fluoro)chinoloni, macrolidi, penicilline, amfenicoli, pleuromutiline, polipeptidi, ionofori, sulfamidici, tetracicline (http://www.salute.gov.it), pertanto gli animali possono trasmettere batteri resistenti agli stessi antibiotici usati per trattare le infezioni umane (http://www.epicentro.iss.it/focus/resistenza_antibiotici/ReportEfsaEcdc2013.asp).

 

Per cercare di contrastare l’antibiotico resistenza, nel 1999 è stato vietato l’utilizzo di alcuni antibiotici (appartenenti a classi di farmaci utilizzati anche nel trattamento di infezioni umane) promotori della crescita nelle produzioni animali. Successivamente, a partire dal 1 gennaio 2006 (reg. 1831/2003), l'Unione europea ha vietato l'utilizzo dei restanti antimicrobici utilizzati come promotori della crescita e recentemente, il Ministero della Salute, ha redatto un Manuale per la “Biosicurezza e uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecnia” attraverso il quale si evidenziano una vasta gamma di tecniche di gestione (disinfezione, eradicazione, isolamento, esclusione competitiva) e di pratiche di routine (esempio: vaccinazione) utilizzabili al fine di impedire o ridurre la necessità di antimicrobici negli allevamenti intensivi (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2476_allegato.pdf; http://www.salute.gov.it/imgs/ C_17_pubblicazioni _1683_allegato.pdf ; http://www.salute.gov.it).

 

OBIETTIVI DEL PROGETTO

Questo progetto di ricerca, focalizzando l’attenzione nella cura dell’alimentazione degli animali da reddito come possibile strategia per contrastare l’antibiotico resistenza, mira a sviluppare un mangime complementare naturale efficace e sicuro. Nello specifico, si prefigge come principale obiettivo lo studio e la realizzazione di una formulazione naturale e innovativa, utilizzabile come mangime complementare nell’alimentazione di animali da reddito.

 

Il progetto prevede tra i suoi obiettivi:

  1. la valutazione dell’efficacia nel migliorare lo stato di salute,
  2. la resistenza immunitaria (riducendo così i trattamenti farmacologici di routine)
  3. la qualità della carne degli animali trattati.

 

Inoltre come sotto obiettivo, si prefigge anche lo sviluppo di una formulazione (anch’essa “naturale”), volta all’abbattimento della carica microbica ambientale nei siti di produzione; altro mezzo potenzialmente utile nella lotta all’antibiotico resistenza.

Questi obiettivi, ben si inseriscono nelle linee guida Ministeriali in materia di antibiotico resistenza, infatti, Il Manuale redatto dal Ministero (“Biosicurezza e uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecnia”), tra gli accorgimenti specifici per veterinari, relativi all’uso degli antibiotici negli animali da reddito, recita: “Se del caso, dove scientificamente valido e consentito dal foglietto illustrativo, i veterinari possono implementare la terapia antibiotica con trattamenti che potrebbero aiutare nel ridurre la durata del trattamento con antibiotici.

 

 

ALCUNI RISULTATI DELLO STUDIO

Risultati dello studio su 34.000 polli (17.000 trattati con il prodotto Free Biotic 1 e 17.000 trattati con un prodotto della concorrenza)

incremento ponderale 

 

riduzione mortalita polli

 

tabella polli
tabella riassuntiva polli

 

 

 

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Responsabili del progetto

Dr. Marco Passerini

Dr. Andrea Ossato

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